Lavoro a maglia e uncinetto: le confessioni delle knitters Bettaknit
Tutte le knitters sono un po’ particolari. E adesso ne abbiamo le prove.
Se il lavoro a maglia e uncinetto fa già parte della tua vita, probabilmente ti è capitato almeno una volta. Se non sai da dove cominciare, la nostra guida per chi inizia a lavorare a maglia è un buon punto di partenza o, se preferisci un percorso più completo, trovi tutto nel manuale Da Zero a Knitter.
Entri in un negozio di filati “solo per dare un’occhiata”. Hai già un progetto sul divano, uno nella borsa e forse un altro che aspetta da qualche parte in un cassetto. Vedi un maglione indossato da una sconosciuta e, invece di pensare “che bello”, cerchi di capire come è stato costruito.
E quando qualcuno ti parla mentre stai contando? Meglio non parlarne.
Qualche settimana fa abbiamo chiesto alla community Bettaknit di raccontarci proprio questo: le piccole abitudini, le manie, i rituali e le confessioni che accompagnano il lavoro a maglia e all’uncinetto.
Abbiamo sorriso molto. Ma soprattutto abbiamo scoperto che, dietro tante risposte divertenti, c’è qualcosa che conosciamo bene: quando maglia e uncinetto entrano nella tua vita, difficilmente restano soltanto un hobby.
Il sondaggio in numeri
- 93% ha sempre (63%) o quasi sempre (30%) un progetto (WIP) in corso
- 99% ha comprato filato senza avere ancora un progetto preciso, almeno una volta (solo l’1% dice di non averlo mai fatto; il 63% lo fa “sempre”)
- 43% ha scelto “Ancora un giro e poi smetto” come frase più rappresentativa
Numeri verificati sul dataset completo delle risposte al sondaggio.
C’è sempre un progetto. Anzi, quasi sempre più di uno.
Cominciamo dai WIP, i famosi Work In Progress.
Il 93% di chi ha risposto ha sempre o quasi sempre un progetto in corso. Avere un solo WIP alla volta è la vera eccezione: la maggior parte delle risposte descrive più progetti aperti insieme, spesso con numeri che vanno oltre il semplice “due” — e qualcuno ha preferito una risposta decisamente più sincera: “Ho perso il conto.”
La cosa interessante, però, è che il progetto che abbiamo sui ferri raramente ci impedisce di pensare al successivo.
Penso a nuovi progetti mentre sto lavorando a quello attuale. E prima di addormentarmi penso a come continuare e valorizzare il progetto!
Il progetto successivo, insomma, comincia spesso molto prima di aver finito quello precedente.

Photo credit by @noral-crohetstore
Il filato? Si compra prima. Il progetto si trova dopo.
Abbiamo fatto anche una domanda piuttosto semplice: hai mai comprato del filato senza avere un progetto preciso?
Il 99% ha risposto di sì, almeno qualche volta. Solo l’1% ha dichiarato di non averlo mai fatto.
E improvvisamente alcune delle confessioni successive acquistano molto più senso:
Questo colore è troppo bello, poi giuro che non comprerò altra lana…
La prossima volta, prima scelgo il progetto, poi compro il filato. Non succede MAI.
Prima di comprare altro filato, finisco i progetti in sospeso 😉
Giuro, non compero più gomitoli perché sono piena a casa.
Quando sono in vacanza in posti nuovi e trovo negozi di filati, mi emoziono più che davanti a un’opera d’arte.
Forse perché il filato, ancora prima di diventare un progetto, è già una promessa: quella di un tempo che ci prenderemo per noi. Comprarlo è il primo passo di un’idea, anche quando quell’idea non ha ancora una forma.
Ci abbiamo provato tutte.

“Ancora un giro e poi smetto”
Era una delle possibili risposte alla domanda “Quale frase ti rappresenta di più?”. Ed è stata la più scelta, con il 43% delle preferenze.
Subito dopo arrivano: “Mi serviva proprio questo filato.”, “Disfo e rifaccio.” e “Aspetta che conto le maglie.”
Quattro frasi che, a pensarci, potrebbero tranquillamente raccontare un’intera giornata di una knitter.
Ma “ancora un giro” ha qualcosa in più. Perché sappiamo perfettamente che quell’ultimo giro raramente è davvero l’ultimo.
Dai faccio un altro giro e poi lascio il lavoro… ripetuto un sacco di volte 😂
Un’altra ha confessato di fare le ore piccole pur di terminare un progetto.
È la frase più scelta forse perché racconta un conflitto molto comune: sappiamo esattamente quando dovremmo fermarci, eppure il lavoro a maglia ha un ritmo che non coincide con l’orologio. Un giro in più non è mai solo un giro in più: è il modo in cui allunghiamo, anche solo di qualche minuto, un momento che ci appartiene.

Per favore, non parlarci mentre contiamo.
Su una cosa la community sembra particolarmente seria: il conteggio delle maglie non va interrotto.
Quando conto le maglie non rispondo a nessuno. Se qualcuno mi parla, conto a voce alta.
Se qualcuno mi parla rispondo con il numero di maglia che sto lavorando!
Grugnire quando il mio compagno mi parla mentre sto contando i punti.
Non è (solo) intransigenza. Contare le maglie richiede una concentrazione che si spezza facilmente, e ricominciare da capo costa più tempo di quanto valga l’interruzione. È uno dei pochi momenti in cui il lavoro a maglia smette di essere rilassante e diventa quasi matematico — ed è proprio per questo che va protetto.

photo credit by @anna_husemann
Una knitter riconosce un’altra knitter
Poi ci sono quelle abitudini che cambiano completamente il modo in cui guardiamo ciò che ci circonda.
C’è chi, guardando un film, nota immediatamente se una maglia è fatta a mano. Chi osserva i maglioni delle persone cercando di memorizzarne il punto. Chi davanti a un capo in negozio pensa: “Questo posso farlo io.”
È forse uno degli effetti collaterali più belli dell’imparare una tecnica: smetti di vedere soltanto un maglione e cominci a vedere punti, costruzione, filato, ore di lavoro e possibilità.

Photo credit by @abbycanknit
Il progetto viene con noi. Anche quando probabilmente non lo useremo.
Un’altra cosa è emersa chiaramente: un progetto in borsa dà sicurezza.
Non importa se avremo davvero il tempo di lavorarlo.
“Quando esco di casa ho sempre nella borsa un progetto, che nella maggior parte delle volte non tirerò fuori, ma lo devo comunque avere sempre a portata di mano.”
C’è chi prepara il progetto prima ancora della valigia. Chi porta uncinetto e filato in treno, aereo, macchina e al mare. Chi si organizza per un viaggio in aereo pensando persino all’eventualità che i ferri vengano fermati ai controlli. E chi, in vacanza, si ritrova a cercare negozi di filati anche all’estero — perché un viaggio senza filato, per una knitter, non è davvero un viaggio.
Il luogo giusto per lavorare, alla fine, è semplicemente quello in cui ci troviamo.

Poi ci sono le vere confessioni.
Quelle che non avremmo potuto inventare.
C’è chi lavora a maglia mentre cuoce la pasta, ufficialmente per controllare che l’acqua non trabocchi. Chi mette i marcapunti in tasca e poi se li porta al lavoro. Chi parla con il proprio progetto. Chi prova i WIP sopra qualsiasi cosa stia indossando, pigiama compreso. Chi testa i gomitoli sul collo per capire se pizzicano. Chi sceglie un complemento d’arredo pensando a quanto sarà comodo per lavorare a maglia.
Prese singolarmente sembrano solo piccole manie. Messe una accanto all’altra, raccontano qualcosa di più preciso: quanto spazio il lavoro a maglia e l’uncinetto siano arrivati a occupare nella quotidianità di chi li pratica — non solo nel tempo libero, ma nei gesti, nei pensieri, perfino in cucina.
E chi ha sintetizzato tutto così:
In un mondo di gomitoli si può trovare pace.

Photo credit by @noral_crochetstore
Come si riconosce una knitter? Da questi piccoli segnali.
Una delle domande del sondaggio chiedeva di completare una frase: “So di essere una knitter quando…”. Le risposte, messe una accanto all’altra, sono probabilmente il ritratto più preciso di cosa significhi avere questa passione.
Trovo marcapunti nel filtro dell’aspirapolvere.
Mi addormento sulla poltrona e riesco a lavorare lo stesso.
Vedo filati in esposizione, non posso resistere, devo comprare qualcosa.
Scelgo un complemento d’arredo in base alla comodità che offre per lavorare a maglia.
C’è chi lo riconosce da un gesto quasi automatico, chi da un pensiero che torna sempre uguale, chi da un oggetto fuori posto ritrovato nei luoghi più improbabili di casa. Nessuna di queste cose, presa da sola, sembra significativa. Ma se il sondaggio ci ha insegnato qualcosa, è che sono proprio i piccoli segnali ripetuti a fare la differenza tra un hobby occasionale e un’identità.
Il lavoro a maglia e uncinetto non è solo un hobby
Abbiamo iniziato questo sondaggio pensando alle piccole stranezze delle knitters. Alla fine ci siamo accorte che le risposte raccontano qualcosa di molto più grande.
Raccontano il bisogno di avere sempre qualcosa da creare. Il piacere di immaginare il progetto successivo. La soddisfazione di guardare qualcosa e pensare “l’ho fatto io”. Il tempo ritagliato alla fine di una giornata. La capacità di disfare e ricominciare. E anche il desiderio di creare qualcosa per un’altra persona.
Regalare un lavoro fatto a mano è il mio massimo gesto d’amore.
Forse è proprio questo. Siamo tutte un po’ particolari. Per fortuna. 💛
Se vuoi altri spunti, dai un’occhiata alla nostra categoria Tutorial & Pattern.

Photo credit by @vogliediuncinetto
Domande frequenti sulle abitudini di chi ama il lavoro a maglia e uncinetto
È normale avere più progetti di maglia o uncinetto in corso insieme?
Sì. Secondo il sondaggio Bettaknit, il 93% ha sempre o quasi sempre un progetto (WIP) attivo, e per la maggior parte della community avere un solo progetto alla volta è l’eccezione.
Perché si compra filato senza avere ancora un progetto preciso?
È un’abitudine condivisa dalla community: il 99% ha comprato filato senza un progetto in mente almeno una volta, e solo l’1% dichiara di non averlo mai fatto.
Perché non bisogna interrompere chi sta contando le maglie?
Perché il conteggio richiede piena concentrazione: molte knitter raccontano di rispondere a voce alta con il numero del punto, o di non rispondere affatto finché non hanno finito di contare.
Perché chi lavora a maglia porta sempre un progetto con sé, anche in viaggio?
Perché avere un progetto a portata di mano dà sicurezza, anche quando probabilmente non verrà usato: la community racconta di portarlo in borsa, in treno, in aereo o in vacanza “per ogni evenienza”.


